Intervento dell'On. Ignazio Paolo Pisu

(discussione generale sulla legge sul “CORECOM” Comitato Regionale per le Comunicazioni)

Cagliari, 22 luglio 2008

 

Intervento 113

Signor Presidente, Assessori, colleghi e colleghe.

La Sardegna è l'unica regione in Italia a non avere ancora istituito il CORECOM. Questo viene affermato da tutti, ed è vero. Questo lo si sapeva dall'inizio della legislatura. La Seconda Commissione del Consiglio Regionale, che ho avuto l'onore di presiedere per due anni e mezzo, si mise da subito a lavorare per ottenere una buona legge, ben sapendo che l'argomento era delicato e complesso, oltre al fatto che nelle due precedenti legislature non si era riusciti a concludere alcunché. Si è partiti da un testo base unanimemente condiviso dalla Commissione, per arrivare ad esitare un testo (sempre in modo unanime) passato al vaglio e al confronto di audizioni importanti ed autorevoli.

Il solito “colpo di mano” dei soliti noti, appartenenti oggi al PD, così come hanno fatto per altre leggi uscite da quella Commissione, ha bloccato la discussione in aula di un'ottima proposta di legge. Essa si basava sulla costituzione di una autorità qualificata e indipendente, che fosse realmente imparziale e di garanzia, in un momento in cui in troppi (nel centro-destra e nel centro-sinistra), cercano di mettere le mani sull'informazione, che poi, per loro, è formazione e manipolazione delle opinioni e delle coscienze, soprattutto nel piano dell'orientamento elettorale. Nel nostro lavoro abbiamo tenuto conto di tutte le altre leggi regionali sui Corecom, in particolare di quelle di altre regioni speciali (come quella del Trentino Alto Adige); di ciò che nel tempo era cambiato nella legislazione italiana ed europea e, soprattutto, delle nuove competenze e funzioni possibili per un'autorità regionale sarda, che abbiamo deciso di proporre di chiamare ARCOS, cioè l'Autorità Regionale delle Comunicazioni in Sardegna. Inoltre, siamo stati attenti a non inserire nella legge elementi di incostituzionalità, avendo ben chiaro che i maggiori poteri nella materia, che tanti di noi auspicano, e potranno trovare risposte solo in un nuovo e più forte Statuto Speciale della Sardegna. Volevamo utilizzare questa occasione per convertire il ritardo in vantaggio, modificando il modello Corecom, che era nato nel 1997. I Corecom erano essenzialmente organi consultivi con limitate funzioni amministrative delegabili dall'Autorità nazionale e con norme molto deboli sui procedimenti di nomina e sui requisiti dei componenti: il risultato era quello di una insufficiente indipendenza e professionalità dei comitati e loro scarsa autorevolezza. Nel 2001 la modifica al titolo V della Costituzione attribuisce alle Regioni competenza legislativa concorrente in materia di comunicazioni, aprendo alle Regioni spazi nuovi – e ancora pressoché inesplorati – di iniziativa legislativa, sia nei campi di intervento espressamente attribuiti alle Regioni dal testo unico della radiotelevisione (e puntualmente richiamati nell'articolo 1 bis del testo ARCOS) sia su altri aspetti che potranno autonomamente essere individuati dalla Regione, attraverso una interpretazione il più possibile dinamica ed espansiva dello spazio normativo aperto dal nuovo articolo 117 della Costituzione. Occorreva, dunque, uno strumento adeguato ai nuovi poteri della Regione in materia di comunicazioni, strumento che garantisca a livello regionale lo stesso livello di competenza e di indipendenza che ha l'Autorità nazionale. Per questo nasceva la proposta dell'ARCOS, cioè per assicurare un alto livello di specializzazione tecnica e una assoluta imparzialità nell'esercizio delle funzioni, in quanto esse possono incidere su diritti di libertà che richiedono una specifica tutela. Si è ritenuto non adeguato l'esercizio diretto delle funzioni amministrative in materia di comunicazioni da parte di un Assessorato, o anche di un'agenzia, che resta pur sempre in un quadro di dipendenza dall'esecutivo. Come dicevo, la Commissione a suo tempo aveva invece convenuto sulla scelta di attribuire l'esercizio delle funzioni amministrative regionali in materia di comunicazione ad un'autorità regionale indipendente, ovvero ad un soggetto caratterizzato da un'elevata competenza tecnica e idoneo ad assicurare, nel particolare e delicato campo della comunicazione, la maggiore imparzialità ed indipendenza sia dagli interessi di settore che dai condizionamenti politici. Strumenti di questa scelta erano:

•  un rigoroso procedimento di nomina dei componenti dell'ARCOS, nel tentativo di introdurre – attraverso il ruolo attribuito alle Commissioni nel vaglio delle candidature – meccanismi che consentissero di massimizzarne la qualità, ferma restando la scelta finale mediante elezione a scrutinio segreto con voto limitato, nel rispetto delle minoranze, che naturalmente spetta all'intero Consiglio;

•  la previsione dell'ineleggibilità per coloro che abbiano negli ultimi anni rivestito importanti cariche politiche o siano stati titolari di rilevanti interessi nel settore delle comunicazioni, non essendo il tradizionale sistema delle incompatibilità sufficiente a garantire i livelli di effettiva indipendenza che devono caratterizzare i componenti di un'autorità;

•  l'istituzione di una consulta ampiamente rappresentativa degli interessi e delle competenze del mondo della comunicazione, il cui ruolo si sarebbe dovuto porre su un piano di verso da quello dell'autorità, che veniva configurata invece prevalentemente come organo amministrativo dall'accentuato carattere di terzietà;

•  nel novembre 2005 questa scelta era ormai definita e consolidata in un articolato;

•  da allora, ripeto, inizia un'attività dilatoria: vengono richieste integrazioni di contenuto, lamentando che la proposta nulla dice sui poteri della Regione; si svolgono ampie ed approfondite consultazioni; si attende invano uno specifico contributo della Giunta, ma che si limita a dichiarazioni di principio, senza presentare alcuna precisa proposta emendativa. Anzi, una proposta presentata dall'allora Assessore alla Pubblica Istruzione viene smentita dal Presidente Soru, in una riunione dei componenti della maggioranza della commissione con i capigruppo del centro-sinistra.

•  Nel settembre 2006, infine, la Commissione approva definitivamente l'articolato, ma l'Aula ne decide il rinvio a nuovo esame. L'esito di questa lunga attesa è però deludente: il testo che ora viene riproposto all'Aula ritorna sostanzialmente al modello del 1997: un organo consultivo e di amministrazione delegata, con l'unica novità che alle deleghe dell'Autorità potranno eventualmente aggiungersi deleghe della Giunta. E' chiaro che le deleghe eventuali sono cosa ben lontana dalla tendenzialmente esclusiva titolarità dell'esercizio delle funzioni amministrative regionali in materia di comunicazioni che il testo originario attribuiva all'ARCOS.

Ma, aldilà dei nomi e delle singole soluzioni organizzative, su cui è sempre possibile discutere, è evidente che nel testo oggi proposto c'è un cambio strategico di prospettiva. Le funzioni in materia di comunicazione restano sostanzialmente in capo alla Giunta. Viene cancellato non solo il nome ma la sostanza dell'Autorità, adottando a livello regionale quel modello di centralismo ministeriale che così buona prova ha dato nel passato a livello nazionale, nell'epoca gloriosa degli onnipotenti ministri delle poste e telecomunicazioni, perfettamente adattati sia alla fase del monopolio RAI sia a quella del duopolio RAI-Mediaset. Una seria autorità regionale indipendente in materia di comunicazioni sarebbe poi ancor più necessaria in una situazione in cui il Presidente della Regione ha diretti e rilevanti interessi in materia di comunicazione e informazione. Sarebbe stato saggio da parte del Presidente sostenere l'idea dell'Autorità, che l'avrebbe messo al riparo da critiche e facili strumentalizzazioni. Forse, farò un estremo tentativo di recuperare il significato originario della legge attraverso la presentazione di alcuni emendamenti su punti qualificanti. Dico forse, perché questa legge, metaforicamente parlando, è come il gatto, che rientra nella grande famiglia del leone (ovvero la legge sull'ARCOS), ma pur sempre resta un gatto, come diceva Lussu. E' triste vedere questo modo decadente di condurre il centro-sinistra, con metodi finalizzati a pugnalare alle spalle, in ogni occasione, i compagni di viaggio. Io sono un comunista, non riconosco padroni, sia nella società sia in quest'Aula.